Animatore sospeso

di Antonia Quarteroni

Sono Antonia, sono animatrice di comunità sui territori dell’Ambito Valle Imagna Villa d’Almè.

In particolare lavoro sui territori dell’Alta Valle e di Paladina e Valbrembo.

Questa sera sono qui e scrivo perché scrivere mi aiuta…

Scrivo perché sento che piano piano ho trovato i pezzi del puzzle, ora sta a me metterli insieme.

Di fronte a questa possibilità sento però una sensazione di vertigine.

La sensazione di chi è stata trasportata in un altrove e ora si sente smarrita perché sa che tante cose non saranno più come prima e nel perdere ciò che era prima ha paura di perdere se stessa…

E quindi eccomi qui.. guardando i miei pezzi del puzzle.

Il coronavirus si è abbattuto sulle nostre vite in un momento molto importante per il nostro progetto.

Dopo un anno di lavoro, a febbraio, stavamo finalmente mettendo le basi per iniziare a ragionare con le amministrazioni in maniera congiunta su ciò che fosse utile, a livello sociale, per questi territori e per aprire dei ragionamenti con delle amministrazioni che avevano voglia di lavorare con per gli anziani.

Le paure e le diffidenze stavano lasciando spazio a fiducia e collaborazione.

E poi… e poi il coronavirus.. faccio fatica a ricostruire come questa cosa sia iniziata.

Questa cosa è iniziata con le scuole che sono state chiuse.

Questa cosa è iniziata con la sospensione.

Dal 23 febbraio, più di due mesi fa, un tempo lunghissimo, un tempo in cui da un giorno all’altro, gli orizzonti sono cambiati.

Dopo un paio di settimane qualche collega aveva già sentito le scuole per capire come poterli aiutare, come poterci essere.

Io invece ero frastornata, stordita, cosa sta accadendo? Sentivo, che stava accadendo qualcosa di sconosciuto, nel mio animo e forse anche in quello della gente.. e come puoi accompagnare le persone se non sai dove le stai portando?

Piano piano abbiamo visto le persone attorno a noi ammalarsi, abbiamo visto gli anziani morire… con racconti così crudeli, disumani. Persone sole, allontanate dagli affetti, sole nelle corsie, sole nelle case private della possibilità di respirare…

Ambulanze, campane che suonano, l’imbarazzo di chiedere “come stai?” e lo specificare “io e i miei cari stiamo bene!” consapevoli che il nostro benessere, mai come in questo periodo è stato legato al benessere delle persone a cui vigliamo bene. Perché la malattia, soprattutto quando colpiva gli anziani o le persone più fragili, ha rappresentato l’ignoto.

E parallelo alla paura la capacità, (insita nell’essere umano?), di iniziare a reagire.

Voi l’avete sentita questa cosa? La reazione è così diversa dall’azione!

La reazione, forse è più disordinata, emotiva, meno organizzata… ma ha in sé una forza, una motivazione, un desiderio di sopravvivenza diversi!

Ho sentito gruppi spontanei organizzarsi per poter essere utili, giovani che si sono mobilitati, colleghi che si son lanciati in azioni importanti per poter essere vicini alle persone…

E un animatore di comunità cosa può fare in questa situazione??

…sperimenta l’impotenza

Non siamo stati fermi, ci abbiamo provato!

La ricchezza di un animatore sono le relazioni che ha costruito, le conoscenze che ha maturato di un territorio.. le abbiamo messe a disposizione di chi era in prima linea, consapevoli che la nostra posizione di distanza non ci faceva cogliere l’anima, la temperatura che si vive là dove le cose accadono (e questo per un animatore è anomalo, perché, lo dice la parola stessa, di solito il nostro posto è laddove vi è l’anima delle cose).

Nel frattempo abbiamo visto accadere ciò che a cui tutti hanno assistito: la morte.

Quel trauma collettivo che ci attraversato e che ha toccato molte persone troppo da vicino.

Dei congedi crudeli, congedi che hanno nomi, cognomi, storie.. persone che non sono state salutate e che abbiamo potuto piangere in maniera parziale, a distanza, senza celebrazione.

Privati della possibilità di quel riti collettivi e di fede che esistono proprio per aiutarci a salutare le persone che ci lasciano. Amici, fratelli, genitori, nonni, che non abbiamo potuto salutare. E parenti e amici che hanno vissuto queste perdite senza il calore della vicinanza di un abbraccio. E sentire la ferita aperta che questo sta provocando, per qualcuno un dolore vivo, per altri (tanti anziani e tanti figli) la paura di poter essere protagonisti di questa tragedia.

Intanto la scuola che si è mobilitata al meglio per poter continuare a fare il proprio lavoro e soprattutto per continuare ad essere vicina ai propri studenti in una fase così difficile.

Anche nei nostri territori le abbiamo viste tutte: ragazzi che non hanno i device, device che si sono rotti e non hanno retto il carico di lavoro, connessioni mancanti, connessioni deboli.. e poi ancora..

Ragazzi che sono scomparsi dall’orizzonte delle lezioni on line, famiglie fragili che non riescono ad accompagnarli, famiglie che in questa fase, private del lavoro e dei servizi quotidiani hanno sperimentato in toto la loro vulnerabilità.

E in tutto ciò però le risorse!! Famiglie che hanno fatto squadra per aiutare bambini che non potevano stamparsi i compiti, amministratori che si sono mobilitati, vicini di casa che si sono occupati di portare la spesa e non lasciare soli persone malate che vivono soli, sindaci che hanno fatto il giro degli ospedali per portare abiti e cose necessarie ai loro concittadini ricoverati, giovani che aiutano i bambini a fare i compiti a distanza, amministrazioni che si associano per affrontare l’emergenza, associazioni che si sono organizzate per non lasciare soli gli anziani della propria comunità e si sono occupati delle loro spese..e altre decine di esempi che vorrei che fossero raccontate!

Risorse! Persone che si attivano insieme ad altre persone per poter essere utili perché nessuno ce la fa da solo!

Tutto questo da lontano, tutto questo lo abbiamo sentito attraverso contatti con chi riusciva ad essere più vicino di noi..

Ora stiamo entrando in una nuova fase!

Le emozioni che dobbiamo mettere in ordine sono però molte…

Paura, dolore, generosità, solidarietà, amore, sospetto, gratitudine, rabbia, solitudine, abbandono, vicinanza, empatia, ansia…

Sono Antonia, sono animatrice di comunità sui territori dell’Ambito Valle Imagna Villa d’Almè .

In particolare lavoro sui territori dell’Alta Valle e di Paladina e Valbrembo.

Ho davanti i pezzi del puzzle, i pezzi che mi dicono quale è quella porzione di mondo che noi possiamo iniziare a ricostruire.

In questo momento parlo per me ma dentro sento la forza di tutte le persone che ho incontrato in questo anno su questo territorio.

Non sarà più come prima, ma il “prima” resta vivo nelle nostre cellule.

 

Dovremo tenere le distanze ma non rinunceremo a stare insieme e se non potremo abbracciarci impareremo a farlo con gli occhi, con le parole.

Guarderemo in faccia la nostra paura, il nostro dolore, la rabbia l’abbandono e la solitudine… avremo per loro il rispetto che meritano e permetteremo alle persone di raccontarcelo, li ascolteremo, li accoglieremo.

Abbiamo dimostrato di essere generosi, responsabili, amorevoli e vicini.

Abbiamo dimostrato di saper stare nella frustrazione e nell’impotenza e ora ci prenderemo il potere che possiamo per provare andare oltre, oltre a questo periodo ma anche oltre a ciò che non ci piaceva del mondo di prima.

Racconteremo il mondo con parole nuove.

Scopri di più sul progetto DISTANZE RAVVICINATE